Noemi ha due occhi che arrivano prima di lei. Vivaci, mobili, pieni di una curiosità che non la fa sedere composta. Mai. Occhi che ti guardano e sembrano già fare domande, saltare avanti, cercare il prossimo punto a cui agganciarsi.
È giovane, allegra, emotiva. Sente molto, si accende in fretta, cambia ritmo mentre parla. Dentro ha mille idee, alcune ancora confuse, altre già più nitide, tutte abbastanza vive da non lasciarla tranquilla. E composta.
Dopo un anno di pausa, preso per capire cosa fare della propria vita, sta per iniziare psicologia. Non come scelta buttata lì, ma come direzione che piano piano ha trovato spazio. C’è in lei il desiderio di capire gli altri, di aiutare, di dare una forma a tutto quello che sente.
Parla degli animali con una naturalezza che racconta l’essere cresciuta con loro: l’attenzione per chi non usa le parole, per quello che passa attraverso gesti, presenza, fiducia. Ma questa è un’altra storia.
Forse anche da lì arriva quel suo modo di guardare le cose con intensità, come se ogni incontro contenesse qualcosa da portare con sé. Mentre parla, ogni tanto si sente il mare. Curioso, per un’abitante della pianura.
Noemi sembra stare in quel momento preciso in cui la vita non è ordinata, ma una direzione comincia a farsi vedere. Lo sguardo davanti, con una fiducia inquieta, giovane, accecante.







