Manu lavora con i bambini piccoli da tanti anni. Detta così sembra una frase semplice. Quasi amministrativa. In realtà dentro ci sta una quantità enorme di pazienza, attenzione, rumore, stanchezza, mani da lavare, nasi da pulire, scarpe da rimettere, parole da indovinare prima che diventino parole.
Fa la maestra d'asilo nido. Uno di quei lavori che, da fuori, rischiano di sembrare dolci per definizione. Teneri. Pieni di disegni, canzoncine e cose morbide. Poi ci pensi meglio e capisci che è un lavoro difficilissimo. Perché stare con i bambini così piccoli significa abitare un mondo in cui tutto succede prima del discorso. Prima delle spiegazioni. Prima che qualcuno sappia dirti esattamente cosa prova, cosa vuole, cosa teme, cosa gli manca. Bisogna guardare. Ascoltare. Capire da un gesto, da un pianto diverso dagli altri, da un silenzio che non torna, da una mano che cerca la tua senza sapere ancora chiederla.
Manu questo lo fa da anni. E la cosa che colpisce è che non ne parla come di una fatica da sopportare, ma come di un posto in cui è felice. Non una felicità da social. Una felicità concreta, costruita nel tempo, che viene dal sapere di essere nel posto giusto. Di fare un lavoro che dà senso anche nei giorni storti, anche quando è faticoso.
C’è qualcosa di bello nel pensare a una persona che accompagna l’inizio. Non quello che si fotografa e si racconta. L’inizio minuscolo. I primi distacchi. Le prime fiducie. Il primo pezzo di mondo fuori da casa. Il momento in cui un bambino capisce che può restare, che qualcuno lo vede, che non tutto quello che è nuovo deve fare paura.
E forse è per questo che nel suo ritratto c’è una specie di calma forte. Una calma allenata. Mi ha raccontato della soddisfazione di rivedere i “suoi” bambini da grandi. In quel “suoi” non c’è possesso. C’è cura. Li vede crescere, diventare ragazzi, persone, vite intere. E magari loro non ricordano tutto. Non ricordano ogni mattina, ogni gesto, ogni volta in cui qualcuno li ha presi in braccio o aiutati ad attraversare una paura minuscola.
Ma qualcosa resta.
Dolce, attenta, capace di reggere il caos. Una persona che ha passato anni a vedere crescere gli altri, senza per questo smettere di crescere anche lei. Nel ritratto ho cercato quella cosa lì.



