Ci sono persone che sembrano arrivare già nitide. Le guardi e hai l’impressione che tutto sia lì: il volto, lo sguardo, la voce, una specie di presenza immediata. Poi le conosci meglio e capisci che quella nitidezza è solo la superficie. Sotto c’è movimento. Dubbio. Intelligenza. Paura, forse. Una quantità di cose che non stanno ferme abbastanza a lungo da farsi definire. Anastasia è così. È una di quelle persone che, quando entrano nella tua vita, ti obbligano a ricalcolare lo spazio. Non perché facciano rumore. Non perché vogliano occupare il centro. Ma perché portano con sé una qualità rara: la capacità di rendere più vero quello che hanno intorno. Con lei succede una cosa strana. Da fuori sembra tutto evidente. È presente, luminosa, ironica, piena di vita. Ha uno sguardo che arriva prima delle parole e una voce che non ha bisogno di alzarsi per restare. Eppure, dentro, non sempre si sente a fuoco.

Anastasia può ridere in un modo che sposta l’aria. Può dire una cosa minuscola e lasciarla lì, apparentemente leggera, mentre invece ti resta in testa per ore. Può sembrare fragile e subito dopo mostrare una forza che non chiede permesso. Non una forza esibita, non una corazza. Piuttosto qualcosa che attraversa le cose: il bene, il male, le giornate storte, le domande che non si risolvono. È una persona bella nel senso meno comodo della parola. Bella da incontrare. Bella perché allarga. Perché dopo averla conosciuta ti chiedi come fosse possibile, prima, non averla da qualche parte nel mondo. Non quando una persona si riconosce perfettamente nell’immagine, ma quando l’immagine riesce a tenere insieme più cose: la presenza e il dubbio, la luce e l’inquietudine, la parte che si mostra e quella che resta un po’ indietro.

In queste fotografie Anastasia ride, guarda, chiude gli occhi, si lascia attraversare. A volte sembra vicinissima, a volte altrove. Ogni immagine dice qualcosa di lei, ma nessuna la racconta da sola.

Per fortuna.

Ci sono persone che non vanno "lasciate accadere", anche quando l’obiettivo prova a fermarle. Anastasia, a fuoco o no, resta una di quelle presenze che non passano semplicemente davanti alla macchina fotografica. Restano.

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